18 Agosto 2019
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La libreria
Il primo pianto credo di averlo fatto in una culla contornata da libri, giornali e riviste. Forse il destino era segnato. Da piccolo ho osteggiato con ogni mezzo l’acquisto di nuovi libri, ho odiato la carta e perfino la scuola l’ho presa come un’imposizione. I professori, quegli strani individui che pretendevano che noi studiassimo sui libri, ancora libri. La casa traboccava di libri, ogni parete era occupata da una libreria e ad ogni angolo una pila di libri oscillava pericolosamente ad ogni soffio di vento. La carta aveva per i miei genitori un aspetto sacrale, per me, invece, stoppa da bruciare. Ho maledetto i libri e mai sono entrato nello studio di mio padre. Ogni libro era un sasso per creare grandi cerchi concentrici in uno stagno, paccottiglia, materiale di risulta. Mentre io li maledicevo loro aumentavano e prendevano possesso di ogni piccolo anfratto della casa.

Fortunatamente nessuno, a parte la visita alle numerose mostre, mi ha mai obbligato ad aprirne uno. Il tempo trascorreva e il profumo della carta e dell’inchiostro mi piaceva sempre più, l’avversione iniziava a svanire e i libri incominciavano ad appartenermi. Di notte entravo nello studio di mio padre, con la torcia accesa cercavo i titoli che mi interessavano e la mattina prima di uscire li riponevo nella libreria proprio nello stesso punto dove li avevo trovati.

Questa situazione tragicomica è andata avanti per qualche anno fino a che ho deciso di dare un po’ di soddisfazione a mio padre, l’ho confessato apertamente i libri mi erano entrati dentro e non avrei potuto staccarmi da loro. Il passo è stato breve, l’incoscienza giovanile mi ha fatto abbandonare un lavoro stabile per gettarmi nel mondo librario. Molti grideranno alla pazzia ed io sono con loro, d’altra parte Dino Campana ha alloggiato per anni a pochi passi da casa mia, nelle giornate di tramontana sento ancora il lamento del poeta, questo fatto come la presenza dei libri in casa sicuramente ha influito sulla mia formazione e la testa tutta sana non più risultare. Si possono ricamare manicaretti e cucire merletti, ma la sostanza non cambia, credo ancora nei libri e nella carta stampata. Il luogo fisico si chiamerà Stazione di Posta, un luogo caldo accogliente, dove ci si può fermare, non per cambiare i cavalli come un tempo, ma per riposarsi, lasciare alle spalle lo stress quotidiano e cercare un buon libro da leggere, parlare con l’oste ed essere coscienti che in quel luogo sarà sempre possibile parlare di letteratura, arte e poesia. Un luogo della memoria dove far raccontare al tempo, un tavolo in legno povero accoglie libri dove la parola scritta è orgoglio e ricchezza, un crocevia di relazioni che si intrecciano e si moltiplicano. Incontri particolari dove l’ephemera non rimane un insignificante dettaglio, ma diventa ingrediente importante per dare lustro ad una ricerca o a una collezione. Un dare/avere come la partita doppia in contabilità: voi chiedete io ricerco. Mi auguro che questa nuovo studio bibliografico offra a Voi come lo è stato per me una nuova opportunità di conoscenza, il libri sono il miglior film, il miglior viaggio, la migliore atmosfera per scaldare gli ambienti …

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